Pasta, contorni e dintorni

Il segreto della dieta mediterranea? Pasta, olio d’oliva, un po’ di carne, un po’ di pesce, frutta e verdura fresca; il segreto della dieta del pensionato? Poca pasta, meno olio pochissima carne e mai il pesce. Già e come dargli torto con 600 euro al mese?

A tanto infatti ammonta l’importo medio percepito da un pensionato con la minima. E cosa si può fare con questa somma in un mese? Ad esempio, potremmo iniziare col pagare le bollette di luce e gas, le varie spese mediche, l’affitto ed infine…mettere qualcosa sotto i denti.

Pensavate forse che solo gli extracomunitari, i senzatetto e gli sbandati avessero problemi a procurarsi qualcosa da mangiare? Non è così.

Sono sempre di più infatti le famiglie e, in particolare le persone sole, che faticano ad arrivare a fine mese con le proprie forze e sono proprio le persone più comuni: l’anziano della porta accanto, la vedova rimasta sola ad accudire i figli e tante altre ancora. Persone normalissime, come tutti noi, costrette a comperare a credito dal fruttivendolo o dall’alimentari di turno.

Proprio per aiutare anche queste persone, esiste da anni l’associazione del Banco Alimentare che insieme con la Misericordia si occupa di “supportare” persone che si trovano in reale stato di bisogno. In questo momento le famiglie seguite dalla Misericordia di Poggibonsi sono novanta, ma potrebbero essere ben più numerose se riuscissimo ad individuare proprio i “Poggibonsesi” che, per pudore e per vergogna sono molto più restii a chiedere aiuto. Conoscete forse qualcuno così?

Bene, per aiutarlo basta davvero poco: segnalate alla nostra segreteria persone o famiglie in difficoltà, provvederemo noi stessi, una volta accertata la reale necessità, a fornire una volta o due al mese generi alimentari in maniera del tutto anonima e riservata; aiuterete così anche coloro che una richiesta d’aiuto…non la invocherebbero mai.

Come siamo diventati pił poveri

Si sta allargando l'area della povertą

Il banco alimentare funziona bene. Più di 90 famiglie ricevono mensilmente un pacco di alimenti che le aiuta a superare situazioni di difficoltà temporanee o ripetute nel tempo. Ma proprio questo buon funzionamento sta a dimostrare che si sta espandendo l'area della povertà. Ed allora dobbiamo interrogarci sul perché di questo fenomeno sociale e riflettere su quale piano muoversi per contrastarlo. E' vero che in maggioranza si tratta di immigrati, e quindi persone particolarmente vulnerabili sotto il punto di vista reddituale, ma tra loro ci sono anche molti italiani ed anche diversi poggibonsesi.

L'aumento del costo della vita, a cui non ha fatto seguito un un incremento dei redditi, ha portato quelli che vivevano con reddito fisso a non avere abbastanza per pagare gli affitti, aumentati in maniera vertiginosa, e le utenze domestiche, tanto da dover scegliere tra il nutrimento e l'abitazione.

Prima dell'introduzione dell'euro, uno stipendio o pensione di 2 milioni di lire consentiva di vivere dignitosamente, con un reddito di 1 milione di lire si riusciva, con difficoltà e qualche rinuncia, a sopravvivere. Ma questo oggi non è più possibile con redditi di 1000 euro o 500 euro. Colpa dell'euro, quindi? L'esperienza dimostra che non è così. Se la nostra economia non fosse stata protetta dall'euro, le turbolenze dei mercatie l'aumento esponenziale del prezzo del petrolio, avrebbero sicuramente innescato un processo di svalutazione della lira con conseguente inflazione, che avrebbe eroso il potere di acquisto probabilmente in misura superiore a quella che si è verificata con l'introduzione dell'euro. Il fatto è che, come tutti abbiamo potuto constatare, quando l'euro subentrò alla lira, non fu effettuato nessun controllo sull'andamento dei prezzi. Il mercato, si diceva, provvederà con i suoi meccanismi ad aggiustare le cose. Ed infatti ha provveduto, ma con le sue regole: chi era già forte si è avvantaggiato, chi era debole è stato penalizzato. In poco tempo la conversione dei prezzi venne fatta come se l'euro valesse 1000 lire anziché quasi 2000. Questo ha innescato un massiccio trasferimento di ricchezza dalle categorie a reddito fisso (lavoratori dipendenti e pensionati) verso quelle a reddito variabile (lavoratori autonomi, imprenditori, professionisti). Ovvero tra chi non poteva adeguare il proprio reddito al costo della vita a chi, invece, poteva determinare i prezzi e le parcelle.

Ma ormai il latte è versato e non è possibile affrontare il problema della povertà solamente con azioni caritatevoli, che comunque sono doverose per cercare di mettere qualche tampone alle situazioni di maggiore difficoltà che emergono (e ricordiamoci che non tutti hanno il coraggio di andare a chiedere aiuto). E' quindi necessario individuare una linea politica economica che cerchi di riequilibrare il rapporto tra reddito fisso e costo della vita. Credo che l'unica strada percorribile che possa dare soluzioni in tempi brevi sia quella di agire sulle tassazioni dei redditi fissi, diminuendo solo per loro le aliquote fiscali, magari datassando gli aumenti retributivi. Altra strada è l'aumento delle pensioni minime: in questo campo sembra che qualcosa si sia mosso. Staremo a vedere.
Franco Burresi